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Export e ricavi, doccia fredda per l’industria

Non che i dati dei mesi scorsi fossero esaltanti, ma almeno uno “zero virgola” di crescita erano in grado di garantirlo. Con il passare del tempo i numeri dell’Istat restituiscono un quadro via via più fosco, dove alle difficoltà interne si aggiunge l’effetto del rallentamento del commercio internazionale.

Per le aziende italiane nei primi 4 mesi dell’anno si tratta di 2,9 miliardi di incassi in meno sui mercati extra-Ue, risultato di un rallentamento corale che coinvolge Cina, India, Giappone, Medio Oriente, NordAfrica e Russia. Gli acquisti di Mosca, in particolare, non sembrano trovare un “fondo” su cui ripartire e anche ad aprile cedono pesantemente terreno. Rispetto ad aprile 2014, prima dell’inizio della crisi, il gap è del 36%. In 4 mesi, le vendite verso la Russia si sono ridotte di 277 milioni, quasi il 10% del gap totale sui mercati extra-Ue. Proseguendo con questo trend, a fine anno riusciremo a vendere in Russia beni per 6,2 miliardi, 4,6 miliardi in meno rispetto al picco del 2013.

In Italia, infine, la lunga corsa del settore auto inizia a segnare il passo e dopo il boom del 2014 e del 2015 (lo scorso anno la produzione interna è aumentata del 65%) la statistica inizia a mettere a confronto mesi comparabili, con una curva di crescita che inevitabilmente si appiattisce. Così, i dati Istat relativi ai ricavi dell’industria perdono il “motore” che per mesi ha tenuto a galla le medie.

Il risultato globale non è esaltante: -3,6% l’export extra-Ue ad aprile; -3,6% i ricavi dell’industria nello stesso mese.