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Roncadin: lezione di comunicazione in tempo di crisi

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Un incendio devastante, decine di milioni di euro di danni, intere linee produttive distrutte. La ripresa produttiva di Roncadin a pochi giorni dal rogo che ha devastato lo stabilimento di Meduno è operazione mirabile, sotto più punti di vista.

 

L’accordo sindacale che permette una riattivazione delle due linee integre sette giorni su sette 24 ore al giorno dà il senso di un gioco di squadra perfetto, che coinvolge la famiglia imprenditoriale, i sindacati e i lavoratori, le istituzioni e gli stakeholder del territorio.

Ma l’aspetto forse più sorprendente è la gestione della comunicazione, decisamente al di sopra della media per un’azienda familiare. Roncadin potrebbe entrare a pieno titolo nelle “case history” insegnate nelle scuole di management, per evidenziare le buone pratiche in situazioni di crisi, in genere applicate dalle multinazionali. Che per la verità operano spesso sulla base di protocolli pre-definiti, senza improvvisare.

La comunicazione Roncadin è stata tempestiva e precisa, aggiornando in tempo reale giornalisti e stakeholder esterni, creando una dataroom dedicata con tutte le informazioni sui danni, le azioni adottate, i tempi di recupero, le stime di produzione. Il tutto corredato da comunicati stampa, immagini e video.

Per un’azienda come Roncadin, che lavora con la grande distribuzione, è chiaro che stare fuori dal mercato anche solo per poche settimane può comportare penali, cancellazione di contratti, perdita di quote di mercato, dapprima temporanee, in prospettiva potenzialmente definitive.

L’aver creato un evento mediatico chiaro e trasparente rappresenta tuttavia da questo punto di vista un antidoto potente. Immaginiamo l’imbarazzo di una catena di supermercati: di fronte alla scelta se tollerare o meno qualche ritardo nelle consegne e minori entrate nei negozi, è probabile che l’eco nazionale dell’evento giochi un ruolo non marginale.

Venire additati come gli “affossatori” di un’azienda che riparte con le proprie gambe grazie ad un accordo con oltre 500 lavoratori disponibili a lavorare sabato e domenica, giorno e notte almeno fino a Natale, non è in effetti esattamente il massimo in termini di immagine.