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Farinetti e Nesi, corso rapido di globalizzazione

Dovrebbero girare l’Italia insieme Oscar Farinetti ed Edoardo Nesi. Il fondatore di Eataly e l’ex imprenditore (suo malgrado) e vincitore del Premio Strega raccontano la verità sulla globalizzazione. Insieme però, perché ciascuno di loro, singolarmente, mette invece in mostra solo il bianco o il nero dei cambiamenti in atto. Eataly, della globalizzazione racconta le magnifiche sorti e progressive, con un modello vincente dell’enogastronomia italiana che conquista i mercati e i palati globali. Nesi, ex imprenditore tessile di Prato, narra il declino di un intero distretto, costretto a sfidare la concorrenza cinese sui costi e spesso destinato a soccombere. Davanti agli imprenditori di Bergamo il racconto dei due è avvincente e andrebbe proposto su scala più ampia per arginare i tifosi di entrambe le posizioni: chi ritiene utile e bello “ a prescindere” avere un mercato mondiale sotto casa, chi invece mette l’altolà allo straniero per tutelare i posti di lavoro italiani, anche quelli inefficienti. “Chi si sbatte è giusto che guadagni” spiega Farinetti al termine del suo intervento, strappando l’applauso alla platea. La sua filosofia è innovare, puntare sulla qualità, occupare le nicchie di mercato, sfruttare al massimo il brand Made in Italy, che sull’agroalimentare è un “avviamento” mica male. Insomma, un piccolo manuale di come si vive sui mercati globali. “Farinetti è un fuoriclasse - ribatte Nesi – ma il sistema non sopravvive solo basandosi sui numeri uno”. Il racconto di Nesi è l’altra faccia della medaglia, la storia della globalizzazione che quando non viene gestita e temperata porta “devastazione e declino”. Pensate un po’, incalza i giornalisti, se un quotidiano identico al vostro, fatto dai cinesi, costasse la metà. Cosa fareste ? Nesi chiede alla Camusso, seduta al suo fianco di “tenere duro, perché il problema di oggi è assumere, non licenziare” e racconta il declino di Prato, dove gli addetti tessili sono scesi in pochi anni da 40mila a 13mila. A Bruxelles, spiega, abbiamo ombre pavide e non politici, la fede totale nella globalizzazione è un approccio miope.

Bravo Nesi. Bravo Farinetti. Nessuno dei due esaurisce tutta la verità, ma ascoltarli insieme è una lezione, sono i sommersi e i salvati dei tempi moderni.