Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Occupazione e disagi, vince lo straniero

I giovani stranieri sono pagati meno e lavorano di più. Le sensazioni diffuse trovano conferma nei dati della Fondazione Moressa, che analizza il mercato del lavoro in Italia dal punto di vista del paese di provenienza.  Lo spiazzamento dei lavoratori italiani è crescente nella parte "bassa" del mercato del lavoro e questo fenomeno si accompagna alla difficoltà nella creazione di posti di lavoro più qualificati nel nostro Paese. In Italia si contano 455mila giovani stranieri occupati e quasi 95mila disoccupati. Questo permette di calcolare un tasso di occupazione giovanile straniero del 44,5%, superiore di gran lunga rispetto a quello dei giovani italiani (32,5%) e un tasso di disoccupazione del 17,2% inferiore (anche se di poco) a quello dei coetanei italiani (20,4%).

I giovani lavoratori stranieri sono inquadrati più degli italiani con contratti di lavoro stabili: infatti su 100 stranieri occupati, appena 26 ha un contratto di lavoro atipico (cioè a tempo determinato o di collaborazione), mentre per gli italiani si tratta di 33. Il contratto a tempo indeterminato è più frequente tra i lavoratori stranieri dal momento che il 64% di essi dimostra di avere il posto fisso, dieci punti in meno rispetto agli italiani (53,3%). Gli stranieri in oltre l’80% dei casi ricoprono professioni da operaio (si tratta della metà per gli italiani) e guadagnano 939 € netti al mese, 70€ in meno dei coetanei italiani. Nella maggior parte dei casi (64,4%) essi ricoprono professioni di media specializzazione, e quasi il 30% ricopre professioni non qualificate; inoltre gli stranieri mostrano un livello di scolarizzazione più basso rispetto ai giovani italiani (il 48,3% di essi ha al massimo la licenza media). In media gli stranieri rimangono senza lavoro per un anno (12,3 mesi), cinque in mesi in meno rispetto agli italiani (17,3 mesi).

Lavorare in orari disagiati è comune a molti giovani stranieri: si calcola come quasi la metà dei giovani (questo riguarda comunque sia italiani che stranieri) abbia lavorato almeno una volta tra notte, sera, sabato o domenica. Alcune peculiarità si osservano invece in merito al luogo abituale di lavoro dei giovani occupati: gli stranieri, più degli italiani, lavorano vicino a casa, ossia nel proprio comune di residenza (64,7% vs 53,7%).  Quasi un terzo dei giovani occupati stranieri è rumeno, seguiti da albanesi (16,6%), marocchini (6,1%) e moldavi (3,5%). Complessivamente i primi 10 Paesi di provenienza più numerosi coprono il 74,2% di tutte le nazionalità rappresentate nel ventaglio etnico del mercato del lavoro giovanile. “I giovani stranieri mostrano comportamenti occupazionali diversi rispetto ai giovani italiani. La necessità di avere un lavoro per rinnovare il permesso di soggiorno, la mancanza di sostegno da parte della rete parentale e il disagio economico” – affermano di ricercatori della Fondazione Leone Moressa – “portano i giovani stranieri ad affacciarsi prima degli italiani nel mercato del lavoro, accettando stipendi più bassi ma sicuri, mansioni meno qualificate e lavori in orari anche disagiati. Sebbene la crisi abbia colpito di più proprio dove la presenza straniera è maggiore (come al Nord), i giovani immigrati possono però contare su contratti più stabili, soddisfacendo ad una domanda di lavoro dal basso profilo che continua ad essere espressa dal sistema produttivo, economico e sociale”.