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Giù lo spread ma la forbice dei tassi rispetto alle Pmi tedesche si allarga

Un imprenditore italiano e un suo collega tedesco vanno in banca, uno a Milano, l’altro a Monaco. Chiedono un milione di euro da restituire in cinque anni per investire in un nuovo macchinario. Storie identiche, con risultati divergenti: l’italiano paga un tasso del 6,41%, il tedesco quasi il due per cento in meno. E alla fine dell’anno l’imprenditore milanese si ritrova sul groppo quasi 20mila euro di oneri finanziari in più rispetto al suo omologo bavarese. Quando discutiamo di competitività dobbiamo guardare anche questi numeri, per capire come mai spesso le nostre offerte hanno prezzi fuori mercato. I dati Bundesbank e Bankitalia di gennaio mostrano un gap eloquente nel costo del denaro, meno evidente per le operazioni a breve termine, massimo per i piccoli importi tra uno e cinque anni, dove si concentrano le richieste delle nostre Pmi. Inquietante il trend rispetto a dicembre. In Germania il tasso per le operazioni sopracitate scende dal 4,61 al 4,49%, in Italia balza dal 5,85 al 6,41%. Un anno fa per questa tipologia di tasso eravamo praticamente allineati ai tedeschi, oggi il gap è del 2%.