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Gli investimenti esteri ci piacciono ?

Il presidente cinese Hu Jintao ha assicurato al premier Mario Monti che suggerirà a tutte le autorità e alla business community cinesi di investire in Italia.  Se un presidente cinese "suggerisce" davvero, è ipotizzabile un discreto flusso di capitali verso le destinazioni indicate. Ma al di là  della credibilità dell'iniziativa occorre chiedersi se questi capitali ci piacciono davvero.

In un mondo ideale l'investimento estero è un nuovo stabilimento produttivo o un centro di ricerca che assume personale locale, rilancia l'indotto, paga le tasse e soddisfa sindaci, sindacati ed erario. Nel mondo reale invece più spesso accade che l'investitore estero rilevi qualcosa di già esistente, brand affermati, nomi forti del made in Italy, storiche aziende magari in difficoltà e bisognose di capitali per ripartire. In tempi recenti è accaduto a Parmalat, Gancia, gli Yacht Ferretti, solo per citare gli ultimi esempi. Quando però questo accade, ecco che scatta subito il riflesso condizionato e piovono cori di critiche: un marchio storico che emigra, la perdita di italianità, dove sono i nostri campioni nazionali ecc…. 

Basta decidersi, per capire se quel che Monti "incassa" da Hu Jintao è a favore del Paese e ci interessa davvero. Se pensiamo che non sia così, smettiamola di affannarci a cercare capitali esteri. Evidentemente non ci servono.