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Allarme Cina per il nostro export

Per il terzo mese consecutivo le vendite italiane in Cina si riducono. Nel primo trimestre dell'anno il calo è del 9,6% e in valore assoluto significa che le nostre aziende hanno perso vendite per 227 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2011. Nulla di drammatico, anche perché il calo è più che compensato da crescite in altre aree, come negli Stati Uniti.

E tuttavia il dato va monitorato con grande attenzione, per capire come si evolve il quadro della più dinamica economia del pianeta. Da un lato vi è un rallentamento del Paese, dall'altro la crescita progressiva dei fornitori locali, in grado sempre più di "spiazzare" la nostra domanda.

Eclatante il caso della abruzzese Fameccanica, leader mondiale in una nicchia delle macchine utensili, i macchinari per articoli usa e getta. In Cina,  anni fa, l'azienda esportava. Poi gli ordini sono diminuiti e per non essere cacciata fuori dal mercato è dovuta correre ai ripari andando a produrre in loco. Ora Fameccanica fattura in Cina 40 milioni, il 20% del totale, e questa cifra non viene più registrata ovviamente come export.