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Meno male che abbiamo detto no alle Olimpiadi

La richiesta del sindaco di Milano Giuliano Pisapia di avere "una figura di collegamento tra Roma e Milano sull'Expo" è suggestiva.

Per organizzare l'evento abbiamo creato una governance che non è il massimo, con troppi enti coinvolti, ma sulla carta i poteri per decidere ci sono tutti. Abbiamo la società che gestisce l'evento, guidata da un amministratore delegato, abbiamo un commissario generale, Formigoni, e per non farci mancare nulla un secondo commissario straordinario, Pisapia. Ora Monti con responsabilità ha deciso di aprire un tavolo di coordinamento guidato dallo stesso Presidente del Consiglio. Fossi in lui raccoglierei l'invito di Pisapia, nel senso di esautorare da ogni ruolo gli enti locali e guidare dal centro il progetto. Del resto, pare chiaro che da queste parti in termini organizzativi non è che la situazione sia brillantissima.

Roberto Formigoni e Letizia Moratti  per due anni hanno litigato sulla disponibilità delle aree facendo perdere al Paese tempo prezioso e dimostrando di non avere alcun interesse per la cosa pubblica. Confindustria ha preferito non alzare la voce, accettando l'impasse, quando forse un gesto di discontinuità (penso alle dimissioni dalla presidenza della società Expo), avrebbe potuto accelerare l'iter del progetto mettendo in evidenza le responsabilità altrui. Siamo invece andati avanti con i convegni, vantandoci del numero delle adesioni degli altri paesi, mentre le gare procedono a rilento e sulla maggiore fin qui aggiudicata è già al lavoro la Procura di Milano.  Per finire con l'ultima brillante figura a Parigi: da un lato diciamo al Bie che è tutto ok ma a raccontarglielo è il dimissionario Pisapia,  per il quale evidentemente non è tutto ok.

Due postille.

1) Grazie a Monti per aver detto no alle Olimpiadi a Roma

2) Formigoni pubblica un libro sul buon governo, sono curioso di leggere il capitolo Expo.