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L’Istat certifica: piccolo è brutto

Aumentare le dimensioni medie delle nostre imprese dovrebbe essere la priorità della nostra politica industriale. La conferma arriva dai dati Istat, che fotografano nel 2010 il valore aggiunto delle aziende per classi dimensionali. Nelle imprese fino a 9 addetti il valore aggiunto per addetto è pari a 27.600 euro, valore che sale progressivamente al crescere della dimensione aziendale per arrivare al top di 71.200 euro per addetto nelle realtà con oltre 250 dipendenti.

La conclusione (ovvia, ma qui certificata dai numeri) è che il lavoro individuale diventa più produttivo se inserito in una realtà più strutturata, in grado di investire, fare ricerca, assumere ingegneri, svilupparsi nei mercati esteri. Nella competizione globale dunque l'importanza della flessibilità della piccola azienda perde importanza a fronte delle ridotte economie di scala generabili in tutti gli altri ambiti, dalla produzione, all'inovazione all'export.   

Il nostro guaio è il punto di partenza, con il 94,9% delle aziende proprio nella fascia tra 0 e nove addetti. Le imprese con oltre 250 addetti sono appena 3.495 anche se rispetto al passato qualcosa per fortuna si muove. Nel 2005 i "colossi" erano quasi 200 in meno e il tasso di crescita in 5 anni è stato pari al 5,3% mentre per il totale delle imprese lo sviluppo è stato solo dello 0,78%.