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Banche troppo “timide” sugli spread

La discesa degli spread porta benefici all'intero Paese, il costo del debito si riduce, le tensioni sui mercati finanziari si allentano, il clima per investire si stabilizza. Servirebbero però anche effetti concreti nel costo del denaro per le imprese, onere che invece sta seguendo un percorso opposto rispetto allle ultime tendenze.

Da agosto a oggi (dati Bankitalia), il tasso medio sui prestiti alle imprese è salito progressivamente: 3,34%, poi 3,45% a settembre, 3,61% a ottobre, 3,64% a novembre, ultimo dato disponibile. Nello stesso periodo in cui i tassi salivano di trenta punti base lo spread tra Btp e Bund scendeva in modo quasi costante, dai 500 punti di inizio agosto ai 300 di fine novembre.

Certo, la cinghia di trasmissione non è immediata e occorre del tempo prima che le variazioni negli spread e dunque nel costo della raccolta si traducano in tassi diversi allo sportello.  E tuttavia con i dati degli ultimi giorni il trend pare consolidarsi verso il basso, con un gap tra Btp e Bund che si allontana progressivamente da quota 300 e torna ai livelli di luglio 2011.  E' arrivato forse il momento per le banche di avere un poco di coraggio e provare ad aiutare in modo più convinto il sistema.  La domanda di investimenti è ridotta in questa fase soprattutto per le difficoltà delle imprese ma quei pochi che provano a scommettere sul futuro dovrebbero essere sostenuti.