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Pochi soldi e sempre cari

Sul fronte del credito nessuna buona notizia. Si riduce quello per le famiglie, scende in misura ancora maggiore per le imprese. A fine dicembre lo stock di crediti per le società non finanziarie è sceso a 864 miliardi, 30 in meno rispetto allo stesso periodo del 2011, un calo concentrato soprattutto nelle durate superiori ai 12 mesi, dunque gli investimenti piuttosto che il sostegno al circolante. 

Se le regole di domanda e offerta fossero valide, al ridursi della richiesta da parte delle imprese anche i prezzi dovrebbero adeguarsi, a maggior ragione in un mese, dicembre, dove la riduzione dello spread è proseguita, pur tra qualche strappo verso l'alto.

E invece sui prezzi non ci schiodiamo, i tassi medi sulle nuove operazioni sono in discesa di sei punti per le operazioni inferiori al milione di euro, salgono di nove per quelle di maggiori dimensioni. Per arrivare fino al picco di un tasso del 5,65% per quelle poche temerarie pmi che hanno deciso a dicembre di chiedere fondi per investimenti di oltre cinque anni. Con l'impennata dello spread di questi giorni c'è da pensare che anche i prossimi dati Bankitalia non saranno brillantissimi, con effetti ancora una volta depressivi sull'intero sistema.

Il circolo vizioso fa spezzato al più presto e lo si può fare solo trovando il modo per spingere la produzione delle imprese, alleggerendo i carichi fiscali, incentivando le assunzioni, aiutando chi esporta, riaccendendo dunque i motori dell'attività manifatturiera. Perché le banche non saranno benefattrici, ma anche le migliori intenzioni non resistono a lungo a fronte di sofferenze che ogni mese, sistematicamente, lievitano di 1-2 miliardi. Voi prestereste denaro sapendo di non riaverlo ?