Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Un paese che non guarda più al futuro

Produzione, prestiti, sofferenze. I dati della crisi raccontano in modo chiaro che in Italia sta accadendo qualcosa di epocale, con ferite profonde che impiegheranno molti anni a rimarginarsi.

La produzione industriale scende per il 18esimo mese consecutivo ed è frenata soprattutto dai beni strumentali, come i macchinari, e dei beni di consumo durevole, come auto, mobili ed elettrodomestici.

Significa, in sintesi, che le imprese non investono e che le famiglie evitano di impegnarsi per tutto ciò che è rinviabile. E questo è ovvio, visto che il potere d'acquisto è sceso nell'ultima rilevazione del 4,8% e i rischi sul futuro fanno propendere le famiglie per una riduzione dei consumi piuttosto che per una compressione del risparmio, che si mantiene ancora al di sopra dell'8% del reddito. 

A frenare gli investimenti delle aziende è certamente l'incertezza del mercato, ma un contributo determinante lo fornisce anche l'eccessiva onerosità del credito. A febbraio, nei prestiti a lungo termine, i tassi sono schizzati oltre il 6% per gli importi inferiori al milione di euro, il doppio rispetto a quanto accade in Germania. 

E se le aziende non investono, nei prossimi anni difficilmente saranno più competitive e potranno creare lavoro. 

Insieme al caro-energia, sarebbe un classico tema da politica industriale. Noi invece per ora abbiamo solo la politica.