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Il valore di una vita e le attenuanti per chi la toglie

Quindici anni di carcere, rispetto ad una richiesta di 26. Il Tribunale per i minorenni di Milano ha concesso le attenuanti generiche a Remi Nikolic, il giovane rom che a bordo di un suv travolse e uccise l'agente di polizia locale Niccolò Savarino.

Le motivazioni sono interessanti e in parte forse condivisibili. I giudici motivano lo sconto di pena anche sulla base del "contesto di vita famigliare" nel quale il giovane "è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento" e dalla "totale assenza di scolarizzazione".

Una sentenza dirompente, perché di fatto ci illumina sulle tante "bombe" potenziali esistenti nelle nostre città, a Milano come altrove. Quanti Rom vanno a scuola ? Quanti vivono in contesti in cui gli adulti di riferimento non commettono illeciti ?

L'integrazione sociale è l'unica via per una civile convivenza e questo era noto. Meno noto è che l'assenza di integrazione in qualche modo "giustifichi" i reati, anche della peggior specie, anche l'omicidio.  

Quando vediamo un rom o altre persone senza fissa dimora proviamo a chiederci dunque cosa si possa fare per integrarli, ma anche quale sia il livello di tolleranza accettabile. I giudici hanno in fondo tradotto in termini più civili quel "sono tutti ladri" che spesso viene affibbiato ai Rom. Spiegandoci che da queste aree di marginalità derivano rischi potenziali da cui possiamo difenderci solo in parte, con condanne più miti in caso di reati.

Sarebbe utile discutere di questo, di quanto vogliamo spendere per integrare. Ed esaurita quella cifra, di cosa vogliamo fare per proteggerci. Perché la scelta pilatesca di accettare campi rom "basta che non stiano sotto casa mia" è l'unica strada che non ha alcun senso percorrere: non si tratta di tolleranza, bensì di ignavia.