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C’è chi investe qui, il declino non è inevitabile

Le statistiche ci giocano contro e da tempo l'Italia non è tra le mete più ambite per gli investitori internazionali. E considerando il peso del fisco, la lentezza dei tribunali, la complicazione imposta dalla burocrazia, è difficile dar torto a chi guarda altrove. Ma anche in questo quadro non brillante, reso ancora più cupo dalla pessima immagine dell'Italia che la vicenda Ilva proietta all'estero, vi sono aziende che puntano qui, con decisione, in particolare dagli Stati Uniti.

Mohawk, proprietaria di Marazzi, ha dato il via libera ad un investimento da 30 milioni per il raddoppio dello stabilimento di Fiorano (produzione di gres porcellanato), il che porta a quota 60 milioni la cifra investita finora in Italia dal gruppo statunitense. 

Ben più modesta, ma altrettanto significativa, è la scelta della start-up farmaceutica FlowMetric di localizzare il proprio avamposto europeo a Lodi, nel Parco Tecnologico Padano. Per ora si tratta di cinque ricercatori, ma è comunque un segnale, perché parliamo di lavoro qualificato, di nuovi investimenti, di fiducia nel Paese. 

Investono qui, nonostante tutto, e sarebbe il caso di stendergli tappeti rossi. Il Governatore dell'Illinois, quando Rana ha aperto un impianto nello Stato, è andato a trovare l'imprenditore per mettersi a disposizione e chiedere in che modo poteva rendersi utile. Se i nostri Governatori, tra un taglio di nastro e l'altro, trovassero il tempo di fare altrettanto, forse non sarebbe male.