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E Silvio perse il feeling con le imprese

Anche loro non lo capiscono più. Difficile classificarli come "comunisti", non è certo quello il target elettorale principale di Letta o Renzi. Eppure tra gli imprenditori e il Pdl, o meglio tra gli imprenditori e Silvio Berlusconi, il solco sembra allargarsi in modo irreversibile. A Monza, non certo un feudo rosso, (coalizione Pdl prima classificata con il 35%  alle ultime politiche) Confindustria riunisce i propri associati per parlare di credito, siglando un accordo con Bpm proprio nel giorno in cui lo spread riparte verso l'alto dopo le dimissioni dei ministri Pdl e la conseguente crisi.

La parola più gettonata in sala è "stabilità", ed  è un modo elegante per dire a Silvio che sta sbagliando tutto. C'è chi si lamenta dei costi crescenti in banca, chi denuncia il rischio di una crisi istituzionale con il Quirinale, diplomaticamente il leader della locale Confindustria Andrea Dell'Orto chiede "un taglio con il passato". Persino il compassato Carlo Edoardo Valli, storico leader della Camera di Commercio brianzola, reclama un Governo in carica, "altrimenti la legge di stabilità o non si fa o viene un pateracchio".

C'è in effetti in sala un poco di amarezza, forse perché mentre a Monza il settore privato prova a ridurre il costo del credito, il Pdl a Roma si impegna per aumentarlo facendo di tutto per allargare lo spread. Dei Btp con i bund. Del partito con gli imprenditori.