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L’acciaio perde tre miliardi di ricavi

Tre miliardi di ricavi in meno. Per i produttori di acciaio in Italia il 2012 è stato un anno nero, con i ricavi scesi a poco più di 23 miliardi, rispetto ai 26,3 dell'anno precedente. L'analisi, condotta da Siderweb sui bilanci di 700 aziende, mette in evidenza per i produttori un calo del 12,4%, in linea con quanto realizzato da chi sta a valle della filiera, cioè centri di servizio e distributori mentre lo shock principale è nel cluster degli acciai inossidabili, i cui valori si sono dimezzati in un anno a poco più di due miliardi di euro, frenati soprattutto dalla crisi di Terni.

All'analisi manca il "big" del settore, cioè Ilva, che non ha ancora depositato il bilancio. Ma aggiungendo Taranto allo studio i risultati potranno solo peggiorare.

Frenata globale del resto inevitabile, considerando per l'Italia la concomitanza di due shock rilevanti: da un lato la battaglia giudiziaria attorno a Ilva, principale produttore del Paese, dall'altro la congiuntura negativa di tutti i settori che utilizzano l'acciaio, a partire dal comparto delle costruzioni.

Dal punto di vista dei volumi, lo scorso anno Federacciai registra un calo contenuto a 1,5 milioni di tonnellate (-5,1%), un quadro che però è in netto peggioramento nel 2013.

Nei primi otto mesi dell'anno, infatti, i volumi prodotti si sono fermati a 15,9 milioni di tonnellate, in calo del 14% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, una discesa determinata principalmente dai prodotti piani, in calo di oltre 20 punti percentuali per effetto dei ripetuti stop imposti ad Ilva dalla magistratura.

Dal punto di vista della redditività, l'analisi di Siderweb mette in evidenza nel 2012 una brusca discesa del reddito operativo (-24%) mentre globalmente il risultato d'esercizio risale del 26%, chiudendo l'anno a 442 milioni di euro. Utili però solo ad appannaggio dei produttori, mentre centri di servizio e distributori chiudono l'anno in rosso.

Per tutti i segmenti è evidente il maggior peso degli oneri finanziari, nel cluster dei produttori sono arrivati a valere oltre un quinto dell'ebitda.