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Il credito torna indietro di sei anni, boom delle sofferenze

Per trovare un dato più basso bisogna tornare indietro parecchio, quasi sei anni. Nel gennaio del 2008 lo stock di crediti bancari alle imprese era infatti pari a 822 miliardi, pochi "spiccioli" in meno rispetto agli 823 stimati da Bankitalia a ottobre del 2013.

E questo in termini nominali, perché se si dovesse tenere conto dell'inflazione il confronto sarebbe ancora peggiore, con un balzo all'indietro di oltre dieci anni.

In soli 12 mesi lo stock di prestiti si è ridotto di ben 47 miliardi, per effetto soprattutto del crollo delle nuove operazioni effettuate, giù di oltre 50 miliardi nei primi nove mesi dell'anno.

Una stretta che si spiega in parte con la riduzione della domanda per investimenti, in parte con le restrizioni imposte dagli istituti di credito.  Scelte adottate anche per arginare la corsa delle sofferenze, arrivate a ottobre per la prima volta nella storia oltre quota 100 miliardi di euro per le società non finanziarie, cioè le aziende più strutturate. Un dato quadruplicato rispetto al periodo pre-crisi.

In termini di tassi di interesse i benefici della riduzione dello spread stentano ad arrivare al sistema, soprattutto alle Pmi. Per le nuove operazioni ad ottobre i tassi per i prestiti inferiori al milione di euro sono in crescita per quasi tutte le scadenze, il livello medio è pari al 4,49%, solo due centesimi in meno rispetto a 12 mesi fa.

Per i prestiti di taglia superiore c'è qualche beneficio in più, con una discesa di 16 punti base in un anno, un calo però tutto concentrato sul breve termine perché nei prestiti tra 1 e 5 anni la stretta è ancora rilevante. A ottobre si paga infatti il 4,36%, quasi un punto percentuale in più rispetto allo stesso mese del 2012.

Come risultato finale, il tasso medio sulle consistenze è pari al 3,69%, sette punti base in più rispetto all'ottobre del 2012, quando però lo spread era di oltre 100 punti più elevato.