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Electrolux, “Destinazione Italia” vive o muore a Pordenone

Ottima l'idea del Governo di attuare un piano ad hoc per attrarre nuove multinazionali. Il piano Destinazione Italia affronta in modo organico uno dei temi principali del nostro mancato svilupo, cioè l'incapacità di attrarre capitali esteri e di rendere attrattivo il nostro paese per chi vuole fare business.

Ma affinché il progetto non resti solo tale, un elegante documento utile nei dibattiti, un elemento in più nello sterminato elenco "abbiamo fatto" che i politici ci propinano ad ogni tavola rotonda, occorre testarlo sul campo. Subito.

Il caso Electrolux, nella brutalità dei numeri coinvolti (4500 addetti a rischio in Italia, circa il triplo considerando anche l'indotto) pone l'intero Paese di fronte alla sfida della competitività.

La risposta che la multinazionale svedese si è in fondo già data avviando una "investigazione" sulla competitività dei siti italiani, è che produrre altrove costa meno: 24 euro all'ora in Italia, 6,5 in Polonia. 

Nulla di nuovo si dirà, un gap noto da tempo. La novità di questi tempi cupi è però il crollo della domanda interna, che per ciascun produttore di elettrodomestici significa il prosciugamento dell'area più profittevole, quella in cui i costi logistici e di trasporto (elementi chiave per prodotti ingombranti come frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici) sono ridotti al minimo, con il cliente finale a poche centinaia di chilometri al massimo dai luoghi della produzione.

Il crollo della domanda italiana rende così cruciale per i produttori soprattutto l'export, dove si vince o si perde sulla base della qualità, della tecnologia ma sicuramente del prezzo.

Sindacati, regione, ministero dello Sviluppo (a proposito signor Ministro, basta reazioni stizzite sui tavoli convocati a mezzo stampa, badi al sodo), imprenditori e istituzioni locali sono chiamati a dare una risposta alla domanda cruciale posta da Electrolux: si può produrre in Italia in modo competitivo ?

La risposta di Unindustria Pordenone è pragmatica: dato che non ci sono i tempi per affrontare i nodi che da 40 anni affliggono il nostro sistema produttivo (costi dell'energia, cuneo fiscale, fisco e burocrazia), vediamo di darci una mossa subito riducendo i salari e garantendo più flessibilità nell'utilizzo del personale in cambio della garanzia dei posti di lavoro.

Proposta shock, accolta però alemno per ora in modo responsabile. In altri tempi parlare di taglio dei salari avrebbe provocato un'alzata di scudi da parte dei sindacati, anch'essi ora – almeno nelle prime dichiarazioni – più inclini invece al pragmatismo (vediamo di che si tratta) che non all'ideologia (il salario non si tocca).

 

 

Sono tempi cupi ma anche forieri di grandi cambiamenti. L'importante è provare a non farsi travolgere dalle trasformazioni, provare a gestirle con risposte nuove cambiando i nostri schemi di riferimento.

Il piano Destinazione Italia vive o muore a Pordenone. Riuscire a mettere in campo una proposta convincente per Electrolux è obiettivo di tutti: sindacato, imprenditori, regione e Governo. Si vince o si perde tutti insieme ma l'importante è avere ben presente la posta in gioco. Per non ripensare tra qualche mese con rammarico a quel documento che non si è firmato, quel sacrificio in più che non si è fatto, quello scontro con la controparte che non si è potuto evitare.

Perché i capannoni vuoti non sono soltanto tristi ma portano anche povertà.