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Cento miliardi persi per strada

Prendiamoci l’unico dato positivo: la crescita dei prestiti alle Pmi. I numeri del credito bancario a luglio offrono poco spazio all’ottimismo, con tassi che restano drammaticamente più alti rispetto a quelli della Germania e prestiti ancora in caduta. Ma se lo stock di prestiti scende ancora, non altrettanto accade per le nuove operazioni di finanziamento, i prestiti aggiuntivi accesi nel mese.  A luglio sfiorano i 39 miliardi, in linea con l’anno precedente grazie in particolare alla crescita dei prestiti di piccola taglia, in aumento su base tendenziale per il secondo mese consecutivo. E’ solo un piccolo spiraglio di stabilizzazione, che andrà confermato e consolidato nei prossimi mesi prima di poterlo considerare “acquisito”, ma quanto mai necessario per interrompere un trend negativo devastante in atto da anni.

Tra gennaio e luglio del 2010, l’anno precedente allo shock finanziario  e alla risalita dello spread, i nuovi prestiti chiesti dalle imprese e concessi dalle banche ammontavano a 332 miliardi di euro. Oggi, a quattro anni di distanza, i finanziamenti dei primi sette mesi dell’anno arrivano a quota 229 miliardi, oltre cento in meno, il valore di tre o quattro manovre finanziarie. Le imprese nel frattempo hanno perso migliaia di unità, la produzione industriale ha ceduto un quarto del proprio valore, i nuovi investimenti in capacità produttiva sono ormai un’eccezione. In questo quadro, già capire che si è toccato il fondo non sarebbe male.