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Italia batte Germania nello spread

Appena due punti base, un’inezia. Ma la svolta è in realtà storica. Perché per una volta lo spread con la Germania c’è, ma a nostro favore. La rivoluzione copernicana dei tassi di interesse si realizza a settembre, con l’Italia diventata mediamente più conveniente della Germania per i prestiti alle imprese. Il tasso medio per le nuove operazioni di finanziamento verso le società non finanziarie scende per noi a quota  1,82%, nuovo minimo assoluto, un calo di 105 punti base in un anno. Mentre a Berlino, con un’impennata decisa rispetto ad agosto, si attesta all’1,84%.

Il  quantitative easing da un lato, il ritrovato percorso di crescita dall’altro, hanno permesso al nostro paese di abbattere più di altri i costi allo sportello, arrivando così per alcune scadenze a battere Berlino anche in modo netto. Nei prestiti superiori al milione di euro (scadenze inferiori a un anno) l’imprenditore italiano oggi paga un tasso dell’1,22%, 34 punti base in meno rispetto al proprio omologo tedesco. Situazione ribaltata rispetto a quanto accadeva un anno fa, quando era la Germania ad essere più conveniente di ben 63 punti base. Scenario analogo per i prestiti di taglia ridotta (con scadenza inferiore ad un anno) dove oggi Germania e Italia sono praticamente appaiate mentre 12 mesi fa lo spread a nostro sfavore era di 80 punti base.

Nuovi equilibri che iniziano ad impensierire le banche, preoccupate per la pressione crescente sui margini, ma che ovviamente  risultano graditi al sistema economico, ora in possesso di un “bonus” non indifferente in termini di risorse aggiuntive. Tenendo conto di tutte le scadenze, un anno fa il costo medio dell’indebitamento per lo stock esistente era pari al 3,62%, tasso medio che oggi per le imprese è invece sceso a quota 3,07%. Ciò significa che su base annua gli 800 miliardi di debiti bancari delle imprese oggi costano all’apparato produttivo 4,4 miliardi in meno rispetto a 12 mesi fa. Tassi “bonsai” che non sono forse l’elemento determinante nelle scelte di investimento ma che certo possono rappresentare in questa fase un valido incentivo, in coincidenza con il percorso di ripresa intrapreso dalla domanda interna. La risalita dei consumi di beni strumentali (+70% nel primo semestre per le macchine utensili, un balzo a doppia cifra anche per le importazioni) è un esempio eloquente e spiega in parte la risalita della domanda di finanziamenti.

Le nuove operazioni di prestito sono infatti in crescita ormai continua da sette mesi: a settembre si  tratta di 39,5 miliardi di nuove operazioni (6,24 miliardi in più rispetto allo stesso mese del 2014), nei primi nove mesi dell’anno lo scatto aggiuntivo vale 49,2 miliardi di euro, pari ad un balzo del 17,3%.