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Rousseau, l’illusione della web-democrazia

E’ giusto combattere il comunismo? Ma certo che sì.

E’ giusto che i figli delle famiglie americane vadano a combattere in Vietnam? Parliamone.

E’ giusto che suo figlio vada a combattere in Vietnam? Ma certo che no.

L’obiettivo era identico, comprendere gli umori delle famiglie statunitensi di fronte alla guerra. Il problema era capire come mai, negli anni ’60, i giornali schierati sulle opposte fazioni potessero pubblicare sondaggi dagli esiti così divergenti. Molto, si è capito, dipendeva dalla formulazione della domanda,  che innescava in questo caso nell’intervistato diversi gradi di coinvolgimento emotivo. Persone inclini in astratto a lanciarsi a spada tratta contro il nemico “rosso” diventavano via via meno favorevoli alla guerra pensando all’effetto concreto sui propri cari.

Ai tempi internet non esisteva ancora e si possono solo fare congetture, senza controprove. Penso però che un voto sulla piattaforma Rousseau avrebbe dato esiti analoghi: grande massa di consensi in astratto, un coro di “no” chiedendo l’impegno diretto dei propri familiari. Dipende dalla domanda.

Ma fino a quando si tratta di sondaggi, poco male. Sbagli a prevedere? Amen, andrà meglio la prossima volta. Al massimo il cliente al giro successivo sceglierà un’altra società di ricerca, con algoritmi più raffinati.

L’approccio del Movimento 5 stelle è però diverso, decisamente più pericoloso. A prescindere dalle considerazioni sulla trasparenza e sulle possibilità di manipolazione dei risultati di Rousseau, l’ipotesi di subordinare l’accordo M5S-Pd ad un voto degli iscritti è grottesca sotto più punti di vista. Alcune domande in ordine sparso.

Salvini chiede il voto, i vertici pentastellati dicono no e poi invece di consultare l’intera popolazione italiana  preferiscono ascoltare 100mila soggetti? Contano di più? E se questi 100mila scegliessero come migliore alleato per Di Maio non Salvini e neppure Zingaretti ma magari Paperinik?

Perché Mattarella perde tempo ad incontrare Di Maio se poi quello che decide il Movimento può essere smentito due giorni dopo?

Che cosa eleggo a fare i parlamentari se poi ad ogni passaggio non sanno che pesci pigliare e devono chiedere il mio parere?

Dove mettiamo i limiti alle domande e ai temi di consultazione? Vogliamo provare a chiedere agli iscritti di Rousseau (o anche a tutti gli italiani, non credo il risultato cambierebbe) se sono favorevoli al pagamento delle tasse, alle code allo sportello, ai pedaggi in autostrada, al traffico, al sudore, alla fatica, al clima troppo caldo o troppo freddo, al raffreddore e alla sinusite?

Quando si vota? Dopo cena e un paio di birre? Magari tra un tweet di critiche a Renzi e Boschi e uno sguardo alla partita di calcio? Speriamo vinca la squadra del cuore…

In un vecchio racconto di fantascienza si ipotizzava un sistema elettorale completamente automatico. Un funzionario bussava alla porta e comunicava al signor Rossi che quell’anno sarebbe stato lui a guidare il Governo. Selezionato da un algoritmo infallibile, che macinava dati e sceglieva il candidato migliore, il più preparato, onesto ed equilibrato.  Se proprio dobbiamo affidarci ai computer proviamo a fare così, peggio di quello che esce da Rousseau, con 100mila “eletti” che potenzialmente influenzano le sorti del paese, non potrà certo essere.

  • Luca Orlando |

    Buongiorno, ho letto con interesse, grazie per la risposta. Che tuttavia non condivido. In generale non credo che tutti possano fare tutto, chiedere ai cittadini di esprimere un parere competente in ogni circostanza sarebbe utopistico e peraltro troppo legato agli umori del momento. Come si fa ad esempio a giudicare una manovra economica ed ogni suo singolo provvedimento. Alcune cose piacciono, altre no. Lo strumento del voto (ogni 5 anni sarebbe meglio, per permettere ad ogni governo di lavorare con calma) è quello che ci consente di esprimere un giudizio globale sui politici. Giudizio meditato, anche (pare banale ma non lo è affatto) perché recarsi ad un seggio e mettere una x su un pezzo di carta comporta un coinvolgimento emotivo e una consapevolezza del gesto infinitamente superiori rispetto ad un click svogliato sulla tastiera. Resto convinto che la web democrazia sia una grande illusione. Meglio, un grave errore.
    Cordiali saluti

  • habsb |

    sig. Orlando

    non sono del suo parere e cerco di rispondere alle sue numerose domande dal mio punto di vista.

    “Salvini chiede il voto, i vertici pentastellati dicono no e poi invece di consultare l’intera popolazione italiana preferiscono ascoltare 100mila soggetti?
    Contano di più? E se questi 100mila scegliessero come migliore alleato per Di Maio non Salvini e neppure Zingaretti ma magari Paperinik?”
    I centomila o quanti siano non lo so, sono le persone che sostengono il movimento Cinque Stelle, e mi sembra normale che spetti a loro decidere non già il governo del paese, né di cio’ vengono richiesti, ma il comportamento dei loro rappresentanti come l’on. Di Maio. E’ una bella lezione di democrazia ai numerosi uomini politici che secondo una lunga tradizione italiana e non solo, hanno tradito il mandato affidato dagli elettori con promesse non mantenute.

    “Perché Mattarella perde tempo ad incontrare Di Maio se poi quello che decide il Movimento può essere smentito due giorni dopo?”
    Perché il Presidente Mattarella non puo’ fisicamente incontrare tutti gli iscritti al Movimento, dunque incontra un loro rappresentante per esaminare le sue proposte, fermo restando che l’ultima parola spetta agli iscritti.

    “Che cosa eleggo a fare i parlamentari se poi ad ogni passaggio non sanno che pesci pigliare e devono chiedere il mio parere?”
    L’utilità di un rappresentante è quella per l’appunto di rappresentare gli iscritti in tutte le occasioni in cui questi non possano fisicamente intervenire. Peraltro, la tecnologia rende possibile consultare direttamente gli iscritti per chiarire la loro volontà democratica di allearsi o no con le sinistre. Perche’ non farlo ? La consultazione degli iscritti dovrebbe essere sempre la regola, e l’eccezione il ricorso al rappresentante eletto quando l’intervento di tutti gli iscritti non è fisicamente possibile.

    “Dove mettiamo i limiti alle domande e ai temi di consultazione? Vogliamo provare a chiedere agli iscritti di Rousseau (o anche a tutti gli italiani, non credo il risultato cambierebbe) se sono favorevoli al pagamento delle tasse”
    Dovremmo farlo, in modo articolato per ogni imposta o balzello, spiegando esattamente a cosa serve, e quindi quali servizi erogati dallo stato verrebbero aboliti abolendo la tassa in questione. Ad es. : Siete d’accordo per abolire la TARI e eliminare voi stessi i vostri rifiuti ? Non credo che la maggioranza accetterebbe.

    ” ai pedaggi in autostrada”
    puo’ gentilmente spiegarmi quale è la relazione fra lo stato italiano e il servizio di strada a pedaggio proposto dalle concessionarie private ? Chiedere per referendum l’abolizione dei pedaggi è un po’ come chiedere di prendere degli iPhone senza pagarli.

    “al traffico, al sudore, alla fatica, al clima troppo caldo o troppo freddo, al raffreddore e alla sinusite?”
    Sono tutte cose che lo stato non controlla e non potrà mai controllare, dunque non potrà mai proporre di eliminarle e un tale referendum sarebbe una frode e un inganno.

    In definitiva mi pare che Lei resti ancorato a una definizione puramente formale e restrittiva della democrazia, che non fa ricorso all’intelligenza collettiva se non per generare la scintilla o l’applauso del risultato elettorale, dopodiche’ la comunità puo’ tornare a sonnecchiare mentre tutti viene deciso dai cervelloni eletti.

    Questo era inevitable in passato, quando non era possibile tecnologicamente interpellare tutti i cittadini, che erano peraltro in maggioranza analfabeti o poco istruiti. Ma oggi nel pubblico si trovano competenze e idee di livello mediamente paragonabile a quelle della classe politica, e la tecnologia permette di raccoglierle.

    La democrazia e l’efficienza ci impongono di farlo seguendo il luminoso esempio della Svizzera, che ci sorpassa economicamente e politicamente.

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